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Avete mai pensato di coltivare delle spugne vegetali nel vostro orto casalingo? Se la vostra risposta è sì, ecco un prodotto che potrebbe fare al caso vostro: la luffa.

La Luffa è un vegetale molto conosciuto in India e medio Oriente, utilizzato sia come pianta officinale che come spugna. È un tipo di zucca originaria dell’Asia tropicale e molto diffusa nelle zone calde, come l’Indocina e l’Indonesia. Negli ultimi anni anche l’Italia ha iniziato a sperimentare con successo la sua coltivazione, soprattutto in regioni a clima caldo come la Sicilia e la Sardegna.

La luffa è una pianta rampicante, appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, che comprende circa una decina di specie. Quella che ci interessa più da vicino è la Luffa cylindrica (o Luffa aegyptica), utilizzata soprattutto a scopo alimentare o come spugna vegetale, adatta sia per le stoviglie che per il corpo.

I suoi frutti hanno un aspetto allungato e cilindrico, che ricorda la forma del cetriolo, e possono raggiungere i 50 cm di lunghezza. Sono suddivisi internamente in tre logge longitudinali all’interno delle quali sono conservati i semi.

I frutti sono commestibili solamente da giovani. Il loro sapore ricorda molto quello delle zucchine, anche se sono meno gustosi e con minori qualità organolettiche. Per alcuni, risultano però troppo amari e, di conseguenza, poco gradevoli.

yogananda

Qualunque cosa temiate, distoglietene la mente e lasciatela a Dio. Abbiate fede in Lui. Molta sofferenza è dovuta solo alla preoccupazione. Perchè soffrire ora che la malattia non è ancora venuta? Poichè molti dei nostri mali vengono dalla paura, se vi svincolate da essa ne sarete immediatamente liberati. La guarigione sarà istantanea.

Ogni sera prima di addormentarvi, affermate: "Il Padre Celeste è con me; sono protetto".

Circondatevi mentalmente dello Spirito e della Sua energia cosmica e pensate: "Ogni germe che dovesse attaccarmi sarà fulminato". Cantate 'OM' tre volte, oppure la parola 'DIO'. Questo vi farà da schermo. Sentirete questa meravigliosa protezione.

Siate senza paura: è l'unico modo per essere sani. Se comunicate con Dio la Sua verità affluirà in voi, e voi saprete di essere l'anima immortale.

Ogni volta che vi sentite impauriti, ponete la mano suo cuore, sulla pelle nuda; massaggiate da sinistra a destra e dite: "Padre, sono libero. Escludi la paura dalla radio del mio cuore". Proprio come sintonizzando una comune radio, voi eliminate le interferenze elettriche, così se continuerete a massaggiare il cuore da sinistra verso destra concentrandovi incessantemente sul pensiero che volete eliminare la paura dal vostro cuore, essa se ne andrà, e voi percepirete la gioia di Dio.

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dama del lago

Care anime di Luce, voglio raccontarvi una bella storia, di quelle che fanno sognare, si chiama Favola d’Amore e se vi piace, ve ne racconterò altre.

Gian Marco Bragadin

 “Appena giunto oltre il velo, Jean si guardò intorno. Aveva sempre saputo che dopo il tunnel in cui si rivedono tutti i momenti della propria vita, ci si trova in una valle verde, dove si ode una dolcissima musica, e i colori sono più vividi. Ma qui non c’era una valle verde. Vedeva avanti a sé una lunga spiaggia. Jean si incamminò lungo la riva del mare, come gli era sempre piaciuto fare in vita. Fino a che si trovò davanti un essere che emanava tanta luce. «Sei tu Dio?» gli chiese con riverenza.

«No, io sono un Angelo» rispose.

bishnoiC’è sempre da imparare…

I precursori indiani degli ecologisti, pronti a morire per salvare un’albero. Si fecero massacrare abbracciati alle loro piante. Ancor oggi sono martiri di chi fa violenza alla Natura. Hanno regole severe di disciplina vegetariana e ambientalista: evitano persin0 di scavare per non rischiare di schiacciare lombrichi e insetti. Viaggio tra i Bishnoi, un popolo di sei milioni di guardiani della Terra.

Il sole non è ancora sorto oltre le basse dune già visibili all’orizzonte. Una luce intensa tra il rosa e il viola proietta al centro della pianura l’ombra dei solitari alberi di khejadi, alti come tre uomini. Sembrano sentinelle in allerta tra i cespugli di questo angolo del deserto di Thar, regno dei Bishnoi. A mezz’ora dall’antica città di Jodhpur, nella sua linda casa di mattoni con larghe stanze ariose e una veranda all’aperto, Shri Dholaram Beniwal si è già lavato da capo a piedi e prega a testa coperta per qualche minuto Lord Vishnu e Jambaji Bhagawan, incarnazione del Dio hindu che fondò la sua sètta cinque secoli fa.

Davanti alle immagini sacre e a una candela simbolo del fuoco, dove si dice riflessa l’essenza del Guru, Dholaram ripete alcuni dei 29 Comandamenti che danno il nome alla tribù Bishnoi. Bish (venti) e noi (nove), tante quante furono le rigide prescrizioni fissate nel XVI secolo dal guru Jambeshwar per preservare la vita dei discepoli, degli altri uomini, degli animali e delle piante. Jambeshwar non solo impose di difendere e mantenere puri il corpo e l’ambiente, ma attraverso preghiera e azioni positive insegnò a eliminare dalla mente ogni carico inutile, frutto dell’avidità e del desiderio di possedere i oltre il minimo per il fabbisogno. Da allora il suo panth, la comunità dei devoti che conta attualmente sei milioni di stretti vegetariani disseminati tra il Rajasthan e le regioni limitrofe, è entrato di diritto tra le leggende del subcontinente.

Oggi in India i Guardiani della Terra sono la più ammirata, ma anche la più i temuta, tribù dell’Asia. Temuta da cacciatori, organizzatori di safari e loro ricchi clienti, commercianti di legno e speculatori edili, perfino politici che hanno bisogno dei loro voti, il sacrificio di una donna chiamata Amrita Devi e di altri 362 Bishnoi morti tre secoli fa abbracciando i rari alberi di khejadi per salvarli dai boscaioli del Maharaja di Jodhpur, ispirò e diede perfino il nome – Chipko, parola sanscrita traducibile con “abbracciare” – a un i celebre movimento di attivisti gandhiani i nel Nord dell’India. Lo guidarono negli i anni 70 e 80 figure carismatiche come Sundarlal Bahuguna che riuscirono a salvare coi loro corpi abbarbicati ai tronchi migliaia di ettari di verdi foreste dell’Himalaya minacciate dalle motoseghe. “Bahuguna una volta venne qui” racconta Shri Dolji Khawa, sarpanch (capo del i villaggio) di Guda Bishnoia “e ci disse i esplicitamente che il nostro Guru aveva spiegato cinquecento anni fa ciò che il mondo sta cominciando a capire adesso”.

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incensoL’incenso è il prodotto secreto, oleoresina, da diverse piante che crescono nella Penisola Arabica e nel Corno d’Africa; si incide la corteccia e si raccoglie la resina giallastra. La tradizione indica un tipo ben preciso di resina, quella dell’Olibano, la Boswellia Sacra, ma ne esistono diverse varietà (B. Serrata, Frereana, Carteri, Papyrifera …) che, dopo l’essicazione, anticamente, veniva bruciata nei bracieri. La resina viene selezionata in qualità differenti, in funzione della purezza, del colore e della grandezza dei grani, ma anche dell’ambiente in cui crescono le piante.

Oggi l’incenso è identificato con i bastoncini, che bruciati, producono aroma e che, oltre alle resine, utilizzano legni aromatici, foglie, fiori e bacche. La Mirra è la resina ottenuta dalla Commiphora Mirra, ma vengono utilizzati anche il legno di sandalo, le foglie di artemisia o le bacche di ginepro, il cardamomo, o radici come quella di assafetida.

L’incenso nella tradizione e l’utilizzo oggi

Nella storia di molte popolazioni si trovano testimonianze dell’utilizzo di cortecce e legni profumati, nelle cerimonie religiose nei templi per ingraziarsi gli Dei, ma anche nelle abitazioni, nelle cerimonie religiose, il fumo che saliva verso il cielo metteva in contatto con l’Aldilà.

Nella Bibbia e nel Corano ci sono riferimenti al suo utilizzo così come in molte culture antiche.

Le testimonianze ci parlano del loro uso nella medicina Ayurvedica, presso gli Assiri, gli Egizi, i Cinesi, gli Indiani d’America e non dimentichiamo la Via dell’Incenso, veniva commerciato con le spezie e sorgevano città, sulle vie carovaniere per l’importanza rivestita dal florido commercio. Nell’antico Egitto si preparava una forma di Kajal che al trucco, univa le qualità antisettiche che prevenivano infezioni agli occhi. .

L’incenso viene bruciato nelle cerimonie cristiane, nelle chiese, e fu uno dei doni dei Re Magi a Gesù di Nazareth che, fin dall’antichità, richiama il sacro; la fumigazione (impiego di fumi) della resina, legata anche al culto degli Israeliti, evoca l’introspezione, il misticismo, la preghiera, la meditazione e l’incontro col Divino.

La resina di Boswellia (incenso/olibano) veniva utilizzata per purificare gli ambienti, questo è uno dei motivi dell’utilizzo nelle Chiese, ma anche nelle cerimonie funebri, le forze spirituali sprigionate accompagnavano l’anima del defunto nel mondo dei morti.

giorgio cerquetti

Hai frequentato il Liceo Parini di Milano, hai vissuto il ’68 e il periodo della controcultura hippy, contribuendo attivamente alla diffusione di modelli di vita alternativi. Raccontaci qualcosa di quei tempi irripetibili.

1966, giornale scolastico La zanzara, 850 copie, intervista tra ragazze e ragazzi sulla sessualità: denuncia in base a leggi fasciste, processo, e nel 1968 la prima scuola occupata, il Liceo Parini. Quell’anno però partii per l’India, perché io ero l’ala mistico-spirituale del movimento studentesco: parlavo già allora di eternità e reincarnazione... Poi c’è stata l’infiltrazione dei vari partiti e molta gente ricorda del ’68 solo l’aspetto di piazza, mentre c’era anche un’importante corrente mistico-esoterica-spirituale.

A quei tempi collaboravo anche a Mondo Beat, una rivista alternativa fondata a Milano nel 1966. Alcuni anni dopo, con Majid Valcarenghi e altri, abbiamo creato Re Nudo, su cui tenevo una rubrica che si chiamava La conoscenza alternativa del corpo e della mente, e iniziammo a organizzare i Festival del proletariato giovanile. L’ultimo Festival di Re Nudo fu quello del 1976 a Parco Lambro, a cui parteciparono 100.000 persone per una settimana. Majid Valcarenghi si occupava della zona A, un palco dove suonavano gratis artisti come Giorgio Gaber, la Premiata Forneria Marconi, Claudio Rocchi, Eugenio Finardi, il Banco del Mutuo Soccorso... poi c’era la collinetta, la zona B, responsabile Giorgio Cerquetti: massaggi, yoga, meditazione, accampamenti di tende colorate. Ho vissuto lì notte e giorno per una settimana. Poi arrivò un grosso temporale estivo, e il modo migliore per non bagnarsi i vestiti era toglierseli, piegarli e metterli sotto le tende: per cui in 10.000 persone abbiamo fatto, nudi, la danza della pioggia.

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