yerba mate

Dalla terra del neo-papa, arriva il rimedio naturale per ritrovare l’energia quando se ne ha più bisogno, che sia stanchezza mentale che fisica.

L’Argentina pare riservare molte sorprese. A pochi giorni dalla nomina di Papa Francesco I, e insieme alla primavera, una nuova salutare ventata di novità sta per arrivare nel nostro Paese.

E’ la naturale riserva di energia che giunge a noi con il Mate, una pianta originaria del Sudamerica, vera e propria icona della cultura argentina, e oggetto di leggendarie storie.

Una di queste racconta che un giorno le dee Yari e Araì scesero sulla terra. Mentre stavano giocando furono oggetto dell’aggressione da parte di un giaguaro; un indio cacciatore però le soccorse e le ospitò nella sua capanna. Le dee, per ringraziarlo, decisero di regalargli un’erba protettiva e si rivelarono: “Sono Yasi, la dea che abita nella luna, e vengo per premiare la vostra bontà. La pianta che vedete è la Yerba Mate, e da ora in poi costituirà per voi e per tutti gli uomini di questa regione il simbolo dell’amicizia. E vostra figlia vivrà in eterno, e mai perderà l’innocenza né la bontà che c’è nel suo cuore. Sarà la dama della yerba”.

alchimista nepalNei sobborghi di Kathmandu si perpetua un’antichissima lavorazione secondo i dettami dell’ayurvedica

articolo di Adriana Bazzi

KATHMANDU - Secoli fa arrivavano dall'attuale zona di Bassora, in Iraq, dove confluiscono il Tigri e l'Eufrate, adesso le pescano nei fiumi dell’India: sono le perle bianco-rosate, piccole e irregolari, che il dottor Visonath, 82 anni, l'ultimo alchimista del Nepal, trasforma in farmaci per curare l'osteoporosi, per combattere la menopausa, per tonificare il cuore, per migliorare la vista e anche per calmare i temperamenti aggressivi, secondo i principi dell'antica medicina ayurvedica. L'antichissima lavorazione delle perle sopravvive oggi a Boudha, il quartiere tibetano di Kathmandu, in un laboratorio chimico-alchemico, unico nel suo genere: non stupirebbe se prima o poi finisse nella lista dell'Unesco come "patrimonio dell’umanità" alla pari di tutta la valle nepalese ai piedi dell'Himalaya. Il trattamento delle perle richiede tempi molto lunghi. Si comincia con la puja, una preghiera davanti al fuoco, recitata dal dottor Visonath che è newari (il gruppo etnico dominante nella valle di Kathmandu) e anche prete (nella tradizione nepalese i medici ayurvedici sono spesso preti o "saggi"): il fuoco è l'elemento principe nella lavorazione delle perle, del corallo e di altri metalli usati nella medicina ayurvedica.

spezieQuello delle spezie è per molti un mondo affascinante, perché con i suoi marcati profumi ed i suoi colori decisi è strettamente legato ai nostri sensi dell'olfatto e la vista.  Così anche chi non è avvezzo all’utilizzo delle spezie in cucina è spesso attratto dalla magia dei profumi e dei colori che le caratterizza, e che porta con se importanti proprietà, alimentari ma non solo.

 

Le spezie, un mondo ricchissimo

Parliamo di un mondo estremamente ricco:  le spezie sono tantissime, tant’è che l’esatto numero di spezie esistenti non è noto.  Sebbene oggi il riferimento sia quello della cucina, le loro proprietà spaziano da sempre anche in altri ambiti, come quello cosmetico, quello aromatico e terapeutico. L'impiego delle spezie si è consolidato infatti nella storia prima per le loro proprietà curative, e poi – nel periodo medievale ad esempio -  per esaltare il sapore dei cibi (quando il sale scarseggiava) e per migliorarne la conservazione.

europa

Questa intervista, fatta all’astrofisico russo Boris Rodionov, apparve sul quotidiano “La Stampa” il giorno 30 gennaio 1998. I quesiti furono posti da Giulietto Chiesa. Chissà perchè non se ne parla più. Buona lettura.

“Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione e’ stata unanime: ma sono sistemi di oleodotti sotto una coltre di ghiaccio.

Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri“. Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Universita’ di Mosca), racconta la sua ” scoperta” con aria divertita. Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che sta ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto.

respirazione-yogaA volte le tecniche più semplici sono anche le più efficaci. È il caso della “pratica dei tre respiri“. In condizioni normali, la nostra mente divaga e perdiamo del tutto il contatto con il nostro corpo e con il momento presente. Quando ce ne accorgiamo, possiamo semplicemente arrestarci per qualche istante e fare tre respirazioni, con calma e agio.

Tutto qui. L’interessante di questa pratica è la sua facilità: è breve e semplice e la si può ripetere molte volte, nel corso della giornata, indipendentemente dall’umore, senza ricorrere a uno sforzo intenso o prolungato.

Si può praticare a vari livelli. Cominciamo dal più semplice.

barriere coralline

Autostrade e città come barriere coralline, la sorprendente storia di Brent Constantz, nella versione di Steven Johnson.

La storia di Calera è ancora in divenire. Rimane una questione aperta se le città del futuro saranno costruite sott'acqua tramite barriere coralline artificiali nutrite da scarichi industriali. Sembrava certamente fantasioso quando lo si descriveva in questi termini, ma non più di quanto potesse sembrare miliardi di anni fa l'idea di una Grande Barriera Corallina. La natura ha a lungo costruito le sue piattaforme riciclando le risorse disponibili, incluso lo scarto generato dagli organismi. Nell'immediato abbiamo in abbondanza due cose su questo pianeta: l'inquinamento e l'acqua del mare. Perché non provare a costruire le città da esse?

Se quello che dice Brent Constantz è vero, l'idea di una barriera corallina per il riciclo e per la costruzione di piattaforme finirà un giorno col trasformare gli insediamenti umani.

piedi nudiSi chiama Barefooting e significa “camminare senza scarpe”. E’ una tendenza che arriva dalla Nuova Zelanda. Non serve essere master yoga o fachiri per praticarla, basta solo voler vivere a diretto contatto con tutto ciò che ci circonda, abbandonando le calzature a favore dei piedi nudi.
Le scarpe hanno solitamente una forma ristretta anteriormente e più ampia sul calcagno, ovvero l’esatto opposto della naturale geometria del piede.

Chi è in linea

Abbiamo 59 visitatori e nessun utente online

Cerca nel sito

vai al sito macrolibrarsi

 

link per leggere le notizie preferite da SolTreNews

In questo sito utilizziamo i cookie per fini statistici, senza immagazzinare informazioni personali. Continuando la navigazione si accetta l'utilizzo dei cookie.