vostokUn team russo rompe l'ultima barriera di ghiaccio e raggiunge un bacino di acqua temperata sepolto da milioni di anni. Un mondo isolato e autonomo rispetto alla Terra, la cui scoperta pone serie questioni ambientali. Con tanti interrogativi e anomalie, al momento senza risposta.

Un mistero lungo venti milioni di anni, sepolto sotto i ghiacci del Polo Sud 2. E' quello racchiuso nel lago Vostok, subglaciale e grande come l'Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande delle centinaia di bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, nell'ordine delle decine di migliaia di anni. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale, che le trivelle russe impegnate nella spedizione hanno finito di perforare oggi, dopo trent'anni di lavori. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre. Non ultima la sparizione del team di scienziati impegnati nei lavori in questi giorni, di cui hanno dato notizia network importanti come la Fox, poi  riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte. E  la vera avventura comincia adesso, perché fare luce sui misteri del lago, l'ambiente che lo circonda e le sue anomalie potrebbero rappresentare per la scienza un episodio non distante per importanza dalla conquista della Luna negli anni 60.

zeolite

IL PRODIGIO DELLA ZEOLITE

La zeolite è uno strano materiale. Basta spruzzarci sopra un po' d'acqua e immediatamente comincia a emanare calore. Arriva fino a 80 gradi, per poi asciugarsi e tornare rapidamente allo stato di partenza, pronta a surriscaldarsi di nuovo. Non per niente il suo nome significa "pietra che bolle". Si comporta così per il modo in cui è fatta, perché ha al proprio interno minuscole cavità che intrappolano le particelle d'acqua e, frenandole, fanno sì che l'energia che le molecole possiedono si trasformi in calore.

A scoprire questa singolare pietra, perché di una pietra di tratta, fu uno svedese, il mineralogista Axel Fredrik Cronstedt che alla metà del 1700 tra le altre cose scoprì il nichel, diede il nome al tungsteno e insomma era una celebrità all'epoca e nel suo campo. Anche se in realtà la cosa che lo scienziato notò fu il processo inverso: bastava scaldare la zeolite per farle emettere grandi quantità di vapore. Da allora, in molti si sono appassionati a studiare e capire questo tipo di minerali.

rosmarino

Che il rosmarino non fosse utile soltanto ad aromatizzare le patate al forno era noto fin dall’antichità, quando oli essenziali e infusi venivano bruciati o usati come medicinali; ma dei suoi effetti sul cervello si sapeva ben poco. Una parte del mistero è stata finalmente svelata grazie a uno studio del Brain, Performance and Nutrition Research Centre della Northumbria University (Inghilterra). Sembra infatti, come spiegano i ricercatori sulle pagine di Therapeutic Advances in Psychopharmacology, che il Rosmarinus officinalis funzioni come un vero amplificatore cerebrale: migliora precisione e velocità nelle performance cognitive e regala felicità sottoforma di  soddisfazione e appagamento.

Per comprendere l’azione sul cervello di questa pianta, gli studiosi hanno preso in considerazione uno dei principali componenti chimici dell’olio di rosmarino -  un liquido incolore o debolmente giallino - che ne viene estratto: 1,8 cineolo, presente anche nelle essenze di eucalipto e cajeput e in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica del cervello. I ricercatori hanno quindi esposto venti volontari a essenze di rosmarino diverse intensità e per studiarne gli effetti hanno chiesto ai partecipanti di eseguire dei test cognitivi, un esame del sangue e di compilare un questionario sull’umore.

ansia-panicoSiamo tutti interconnessi, nel bene e nel male. Ovvero, il benessere individuale si realizza inevitabilmente nell’ambito dello spazio sociale, dilatatosi enormemente con la diffusione dei nuovi media e social network. Un ambito di ricerca nel campo della comunicazione sociale indaga il ruolo dei media nella costruzione e nel mantenimento del benessere psicologico della popolazione. Siamo continuamente esposti alle “brutte notizie”: dalle catastrofi naturali, alle guerre, agli incidenti più o meno gravi, agli omicidi familiari che risuonano nel sistema delle nostre relazioni familiari e al continuo stillicidio delle news economiche foriere di un futuro incerto.

Le notizie buone, positive, confortanti, sono sporadiche e scarsamente pubblicizzate. In ogni caso esse sono troppo poche per compensare l’effetto dirompente e contagioso delle emozioni suscitate dagli eventi spiacevoli o drammatici che attivano in alcuni un intenso desiderio di fare qualcosa, esserci, partecipare, voler agire subito per alleviare la sofferenza altrui ed in altri sentimenti contrastanti di vicinanza emotiva e di distacco. «Una esposizione mediatica che raggiunge il cervello e lo induce ad avere principalmente due reazioni: una di indifferenza con la perdita di empatia e compassione, un metodo difensivo per mantenere l’equilibrio e passa attraverso ad un meccanismo di distacco, e un altro che “assorbe” le negatività sviluppando ansia, insicurezza sino a depressione e attacchi di panico» spiega Giorgio Maria Bressa, psichiatra a Roma e docente di Psicobiologia del Comportamento presso l’Università Pontificio Ateneo Salesiano di Viterbo.

alberi

L’immagine dell’albero è ben radicata nella fantasia umana come simbolo potente di vita in continua evoluzione, di rigenerazione, di saggezza. Parecchie pagine della letteratura, da quella religiosa (i Romani e i Celti avevano il culto degli alberi, cui attribuivano poteri sia fitoterapici sia di predizione del futuro e, anche nella religione cristiana, troviamo l’immagine dell’Albero della Vita o della Conoscenza, che cresceva nel giardino dell'Eden) a quella fantasy (come non ricordarsi di Barbalbero o Fangorn del Signore degli Anelli di Tolkien) hanno tentato di dare spoglie umane agli alberi, forse per rendere omaggio a questi colossi del tempo.

Ora gli alberi diventano anche protagonisti di un’incredibile installazione sonora creata da Bartholomäus Traubeck, graphic designer tedesco che ha deciso di far suonare gli alberi. L’istallazione si chiama Years e sfrutta il concetto di dendrocronologia, ossia il sistema di datazione che si basa sulla formazione annuale degli anelli del tronco degli alberi. Lo scopo di Years è quello di ricavare suono da dischi di tronco tramutati in veri e propri 33 giri, utilizzando un giradischi modificato solo ed esclusivamente nella puntina, sostituita da una telecamera in grado di trasformare le venature in note di pianoforte.

baci

Baciarsi fa bene, lo dicono da tempo molti esperti, ma oggi una nuova conferma arriva dalla “fredda” Russia che, invece, si dimostra calda proprio su certi temi.

Secondo una recente ricerca pubblicata sul periodico russo ‘Pravda’ baciarsi non solo migliora la circolazione e la salute dei denti, ma abbassa anche i livelli di colesterolo e la pressione sanguigna.

In più, baciare appassionatamente può essere un complemento tutto naturale alle diete dimagranti poiché ogni bacio fa bruciare almeno 12 calorie. E, come se non bastasse, fa anche bene alla pelle dato che la tensione del volto nell’atto del baciare migliora la circolazione superficiale che si traduce in un’azione benefica per la pelle del viso che diventa più tesa, luminosa.

mauro corona-

(…) E io andrò in Val di Susa, e voglio essere preso a manganellate come loro, perché non è possibile che si dica solo “hanno ragione”: bisogna metterci il corpo ed è quello che farò. (…)

da Agorà Vox – “Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro. E ora come faranno?” (da 'La Fine del Mondo Storto')

Mauro Corona risponde al telefono dalla sua casa tra i boschi e le vette del Friuli. Ha la voce roca, i modi sono affabili: in sottofondo si sente un cane abbaiare. Lo immagini circondato di libri, volti di legno che lui stesso scolpisce, attrezzatura per arrampicare: moschettoni, corde, ramponi. Lo immagini avvolto dalla folta barba, dai capelli lunghi: vedi le mani callose afferrare la cornetta, le gambe muscolose e i muscoli guizzanti di un uomo che a quasi 63 anni è ancora un vulcano: cammina nei boschi (“che mi abbracciano come la mamma che non ho avuto”, spiega), scala montagne, scolpisce, scrive.

Chi è in linea

Abbiamo 33 visitatori e nessun utente online

Cerca nel sito

vai al sito macrolibrarsi

 

link per leggere le notizie preferite da SolTreNews

In questo sito utilizziamo i cookie per fini statistici, senza immagazzinare informazioni personali. Continuando la navigazione si accetta l'utilizzo dei cookie.