nuraghe santu antine-È possibile che, già 3.500 anni fa, i nuragici avessero un grado di civiltà così avanzato da conoscere i fenomeni celesti? Augusto Mulas, agrotecnico di Ozieri con la passione per l'archeologia, non ha dubbi: sì. Lo dimostra, dice, il complesso nuragico di Torralba, in cui i nuraghi ricalcano perfettamente la disposizione della costellazione delle Pleiadi. La sua tesi, di quelle destinate a far discutere, Mulas la illustra con abbondanza di esempi nel suo «L'isola sacra. Ipotesi sull'utilizzo cultuale dei nuraghi» (edizioni Codanghes) in cui per la prima volta l'ipotesi che i nuraghi potessero, fin dall'origine, essere concepiti come luoghi di culto arriva da un archeologo: lo stesso Mulas, appunto, che alle spalle ha studi classici con indirizzo archeologico e la partecipazione a numerose campagne di scavo. Il libro è stato al centro venerdì di un incontro al Caffè Savoia, allestito da Agorà Nuragica. «Già ai primi del'900 - ricorda Augusto Mulas - archeologi come Taramelli parlavano dei nuraghi come di fortificazioni». Davanti alla loro possenza - prosegue - è comprensibile che anche gli archeologi arrivati dopo, tra cui Giovanni Lilliu, propendessero per quest'ipotesi.

«Tuttavia - dice lo studioso - sono venuti alla luce nuovi materiali e fonti che avrebbero dovuto portare a conclusioni diverse». E in effetti, non molto tempo fa si è iniziato a sostenere che le torri di pietra avessero assolto anche a funzione di culto, ma solo dal decimo al nono secolo Avanti Cristo. Quasi un compromesso tra chi ha sempre parlato di quest'ultima funzione come esclusiva e chi invece insistive sul ruolo di fortezze.

vandana shiva

La scienziata e scrittrice indiana si batte per un futuro libero da OGM, e racconta perché questa lotta ha radici in noi, nel nostro cibo, nella nostra libertà, nella nostra sovranità, anche nella nostra Italia. Far pace con la Terra significa far pace con l'uomo. LifeGate l'ha incontrata grazie a Parolario nella sede di Confindustria Como.

Il suo ultimo libro si intitola "Fare pace con la terra". Cosa significa fare pace con la Terra? Perché oggi è fondamentale?

Vedo una vera guerra contro la Terra, ma questa guerra non è solo contro la Terra perché dipendiamo dalla terra, i contadini dipendono dai campi, i popoli tribali dipendono dalle foreste, tutti dipendiamo dall'acqua, ognuno di noi dipende dal cibo. La guerra contro la Terra diventa una guerra contro gli esseri umani, è alla radice della fame e della sete nel mondo. Dobbiamo fare pace con la Terra sia perché se lo merita, sia perché è l'unico modo di proteggere i diritti umani.

luna

La Luna così come la conosciamo oggi è molto diversa da com’era quattro miliardi di anni fa. Lo dimostra un video di tre minuti realizzato grazie ai dati raccolti dalla sonda 'LRO' della Nasa.

Siamo così abituati a guardarla con i suoi crateri, “monti, valli e mari” che non ci viene nemmeno da chiederci come e quando si sia formata. Tuttavia, la Nasa ha tentato di ricostruire la storia dei crateri della Luna attraverso l’analisi del materiale geologico analizzato dal team del Goddard Space Flight Center in occasone dei primi 1.000 giorni di attività del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO). Una storia iniziata dopo la collisione di un planetoide dalle dimensioni simili a quelle di Marte con la Terra. Il materiale scaturito dall’impatto rimase in orbita intorno al pianeta finché, per effetto della forza gravitazionale, si riunì, formando la Luna.

vostokUn team russo rompe l'ultima barriera di ghiaccio e raggiunge un bacino di acqua temperata sepolto da milioni di anni. Un mondo isolato e autonomo rispetto alla Terra, la cui scoperta pone serie questioni ambientali. Con tanti interrogativi e anomalie, al momento senza risposta.

Un mistero lungo venti milioni di anni, sepolto sotto i ghiacci del Polo Sud 2. E' quello racchiuso nel lago Vostok, subglaciale e grande come l'Ontario, lungo quasi 250 chilometri e largo 50, profondo 1000 metri, il più grande delle centinaia di bacini sotto il Polo sud. Forse gli strati che ricoprono il lago sono più recenti, nell'ordine delle decine di migliaia di anni. Ma tradotti in misure, equivalgono comunque a tre chilometri e oltre di spessore glaciale, che le trivelle russe impegnate nella spedizione hanno finito di perforare oggi, dopo trent'anni di lavori. La zona di Vostok è ammantata di mistero oltre che di ghiaccio, da sempre. Non ultima la sparizione del team di scienziati impegnati nei lavori in questi giorni, di cui hanno dato notizia network importanti come la Fox, poi  riapparsi improvvisamente dopo una settimana di comunicazioni interrotte. E  la vera avventura comincia adesso, perché fare luce sui misteri del lago, l'ambiente che lo circonda e le sue anomalie potrebbero rappresentare per la scienza un episodio non distante per importanza dalla conquista della Luna negli anni 60.

zeolite

IL PRODIGIO DELLA ZEOLITE

La zeolite è uno strano materiale. Basta spruzzarci sopra un po' d'acqua e immediatamente comincia a emanare calore. Arriva fino a 80 gradi, per poi asciugarsi e tornare rapidamente allo stato di partenza, pronta a surriscaldarsi di nuovo. Non per niente il suo nome significa "pietra che bolle". Si comporta così per il modo in cui è fatta, perché ha al proprio interno minuscole cavità che intrappolano le particelle d'acqua e, frenandole, fanno sì che l'energia che le molecole possiedono si trasformi in calore.

A scoprire questa singolare pietra, perché di una pietra di tratta, fu uno svedese, il mineralogista Axel Fredrik Cronstedt che alla metà del 1700 tra le altre cose scoprì il nichel, diede il nome al tungsteno e insomma era una celebrità all'epoca e nel suo campo. Anche se in realtà la cosa che lo scienziato notò fu il processo inverso: bastava scaldare la zeolite per farle emettere grandi quantità di vapore. Da allora, in molti si sono appassionati a studiare e capire questo tipo di minerali.

rosmarino

Che il rosmarino non fosse utile soltanto ad aromatizzare le patate al forno era noto fin dall’antichità, quando oli essenziali e infusi venivano bruciati o usati come medicinali; ma dei suoi effetti sul cervello si sapeva ben poco. Una parte del mistero è stata finalmente svelata grazie a uno studio del Brain, Performance and Nutrition Research Centre della Northumbria University (Inghilterra). Sembra infatti, come spiegano i ricercatori sulle pagine di Therapeutic Advances in Psychopharmacology, che il Rosmarinus officinalis funzioni come un vero amplificatore cerebrale: migliora precisione e velocità nelle performance cognitive e regala felicità sottoforma di  soddisfazione e appagamento.

Per comprendere l’azione sul cervello di questa pianta, gli studiosi hanno preso in considerazione uno dei principali componenti chimici dell’olio di rosmarino -  un liquido incolore o debolmente giallino - che ne viene estratto: 1,8 cineolo, presente anche nelle essenze di eucalipto e cajeput e in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica del cervello. I ricercatori hanno quindi esposto venti volontari a essenze di rosmarino diverse intensità e per studiarne gli effetti hanno chiesto ai partecipanti di eseguire dei test cognitivi, un esame del sangue e di compilare un questionario sull’umore.

ansia-panicoSiamo tutti interconnessi, nel bene e nel male. Ovvero, il benessere individuale si realizza inevitabilmente nell’ambito dello spazio sociale, dilatatosi enormemente con la diffusione dei nuovi media e social network. Un ambito di ricerca nel campo della comunicazione sociale indaga il ruolo dei media nella costruzione e nel mantenimento del benessere psicologico della popolazione. Siamo continuamente esposti alle “brutte notizie”: dalle catastrofi naturali, alle guerre, agli incidenti più o meno gravi, agli omicidi familiari che risuonano nel sistema delle nostre relazioni familiari e al continuo stillicidio delle news economiche foriere di un futuro incerto.

Le notizie buone, positive, confortanti, sono sporadiche e scarsamente pubblicizzate. In ogni caso esse sono troppo poche per compensare l’effetto dirompente e contagioso delle emozioni suscitate dagli eventi spiacevoli o drammatici che attivano in alcuni un intenso desiderio di fare qualcosa, esserci, partecipare, voler agire subito per alleviare la sofferenza altrui ed in altri sentimenti contrastanti di vicinanza emotiva e di distacco. «Una esposizione mediatica che raggiunge il cervello e lo induce ad avere principalmente due reazioni: una di indifferenza con la perdita di empatia e compassione, un metodo difensivo per mantenere l’equilibrio e passa attraverso ad un meccanismo di distacco, e un altro che “assorbe” le negatività sviluppando ansia, insicurezza sino a depressione e attacchi di panico» spiega Giorgio Maria Bressa, psichiatra a Roma e docente di Psicobiologia del Comportamento presso l’Università Pontificio Ateneo Salesiano di Viterbo.

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