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Si chiama Silvano Pedrollo ed è il proprietario del Gruppo Pedrollo (San Bonifacio, Verona), leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche per uso domestico. In quasi quarant'anni ha fornito acqua potabile a più di 2 milioni di persone in Angola, Ecuador, Brasile, Kosovo, Nicaragua, Lituania e Burundi. A Chittagong, capitale economica del Bangladesh, gli hanno intitolato la Pedrollo Plaza. Ha regalato pompe idrauliche e generatori a pannelli solari anche in zone sconosciute del mondo, come in Abkhazia e in Transnistria.

Mi mostra la lettera che padre Liberatus Mwenda gli ha scritto dalla parrocchia di Nyakipambo, provincia di Iringa, Tanzania: «L’acqua che beviamo è sporca, ci ammaliamo spesso. Vogliamo vivere». La rimette nella busta: «Che cosa gli rispondevo? Portate pazienza e continuate a bere quel liquido puzzolente color marrone?». Silvano Pedrollo ha risposto a modo suo: elettropompa, pozzo e generatore.

«Hanno festeggiato per un mese: non avevano mai visto l’acqua corrente e la luce elettrica. Adesso ci sono indigeni che fanno decine di chilometri a piedi per venire ad ammirare il prodigio».

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IL PERSONAGGIO. Giuseppe Li Rosi è un siciliano che ha scommesso sul recupero e la semina delle antiche “accessioni” di germoplasma di grano duro dell’isola. Sfidando le multinazionali.

«Questo pane è il mio, è il mio pane chè l’ho fatto fare nel mio panificio. E so che cosa c’è in questo pane, conosco il seme del grano che ho seminato io, il lievito naturale che ho utilizzato io. E so che cosa c’è in questo pane, perché lo debbo dare anche ai miei bambini….».
 
E' sulla linea di confine fra cinema sociale, cinema di finzione e cinema etnografico, che si sviluppa fin dall’inizio il bellissimo documentario La chiave rubata della città del grano realizzato dai registi belgi Jean-Christophe Lamy e Paul-Jean Vranken. La camera fissa il protagonista del film, Giuseppe Li Rosi, agricoltore di Raddusa, che documenta la cultura e l’identità di un luogo, che guarda alla terra, alla sua terra, non come risorsa economica ma come un’entità unica che vive e si comporta come sistema autoregolato formato dai suoi componenti fisici, chimici biologici. Li Rosi è un siciliano che ha scommesso sul recupero e la semina delle antiche accessioni di germoplasma di grano duro dell’isola.

alienoCari compagni di viaggio, abbiamo appena passato due date importanti per il nostro cammino di consapevolezza: il 28 ottobre 2011 data della fine del calendario Maya e l'11.11.11.

Credo sia bene sottolineare che il valore che hanno queste date non è universale ma dipende esclusivamente dal valore che noi gli attribuiamo che a sua volta dipende dalla prospettiva da cui le osserviamo, se così non fosse tutti i messaggi canalizzati avrebbero dovuto parlare dell'importanza di queste date, mentre ci sono stati canali che hanno parlato solo di una delle due, chi di entrambe e chi di nessuna ma al di la di queste specifiche date quello che hanno in comune tutti i messaggi è che quello che stiamo vivendo è un periodo eccezionale, le date hanno solo l'effetto di un catalizzatore che permette di portare l'attenzione di milioni di persone su uno specifico momento temporale, ma poi i risultati che ne conseguono più che frutto dell'averli fatti in quella specifica data sono frutto dell'aver creduto nel valore di quella data.

Sempre più stiamo prendendo coscienza di vivere in una realtà multidimensionale, in cui siamo noi stessi con le nostre credenze i nostri pensieri/emozioni/azioni a fare la differenza e non gli altri, o meglio, gli altri possono essere inclusi ma solo se prendiamo coscienza che gli altri sono una parte di noi. Quindi il valore che ad esempio attribuiamo alla data dell'11.11.11 dipende da una serie di fattori che sono solo riconducibili a noi, basti solo pensare che quella data ha certamente un diverso valore tra i popoli che utilizzano un'altro calendario, come quelli islamici ad esempio.

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Dedicato al Patto, Roerich dipinse nel 1932 il quadro "Oriflamma", una Madonna con il drappo della Bandiera della Pace tra le mani (Il Dalai Lama proclamando il 1991 Anno internazionale del Tibet ha scelto la Bandiera della Pace di Roerich come suo simbolo). Perché N.Roerich scelse la Madonna come portatrice del drappo della Pace, perché essa è Nostra Signora della pace, infatti, la facciata del Duomo di Strasburgo dedicato alla Madonna, a Notre-Dame, riporta il triplice segno: le tre sfere disposte a triangolo equilatero, simbolo della Trinità.

Nell'Epoca del Fuoco, allorché Luce e tenebre si danno battaglia, la Bandiera della Pace diviene il simbolo fondamentale del nuovo ordinamento umano. Sotto quell'insegna si uniranno Bellezza, Sapienza, Arte e tutti i popoli. A quella Bandiera dunque si addicono solo le massime misure. In verità!

felix-finkbeiner"E se piantassimo un milione di alberi in ogni Paese della Terra?". Con queste parole Felix Finkbeiner, ora tredicenne, ha concluso una presentazione davanti alla sua classe di quarta elementare. E lo ha fatto davvero. Aveva 9 anni quando, dopo una lezione sulla fotosintesi clorofilliana, il ragazzino tedesco ha deciso di piantare un primo albero nella sua scuola. Il milionesimo lo ha piantato il 4 maggio scorso.

Oggi Felix presiede Plant for Planet - associazione con rappresentanze in 70 nazioni e che coinvolge 132 ragazzi, 23 dei quali impegnati all’interno dell’organizzazione - che ha come finalità principale l'eliminazione delle emissioni di anidride carbonica. Stop talking. Start planting è lo slogan esortativo dell'associazione che ha l'obiettivo di riuscire a piantare 500 miliardi di alberi, per arrivare a un trilione in dieci anni.

Ispirato dal'opera di Wangari Maathai - attivista keniota e Premio Nobel per la Pace, scomparsa qualche settimana fa - Felix ha anche creato una rete internazionale di accademie dove ai ragazzi si insegna come entrare in azione nei propri Paesi, partendo dai banchi di scuola. Come dice infatti Felix rivolgendosi agli adulti “voi fate del futuro una questione accademica, ma per noi bambini è una questione di sopravvivenza”.

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Chi si preoccupa della Terra?

Rinnoviamo la missione della Fondazione per la Legge del Tempo e il Progetto CREST13

“Il denaro delle nazioni industrializzate non ha alcun valore, quando la Terra inizia a tremare. I leader mondiali sono come bambini, quando si trovano di fronte al potere della natura, e la tecnologia diventa nient’altro che un filo di paglia, che non serve nemmeno a costruire un ponte sul fiume.

“Di fronte alla furia della natura, niente e nessuno può salvarsi nè essere salvato. Per riportare la calma e l’equilibrio in natura sulla Terra, c’è un solo modo: basta tagliare alberi, basta sottrarre petrolio e minerali alla Terra, e basta ai consumi eccessivi.

“Non dobbiamo dimenticare che il cambiamento non viene dai governi, ma da ogni essere umano. Ciascun essere umano è responsabile di quello che può succedere sulla Terra.”

wangari maathai

Aiutando la terra a guarire, aiutiamo noi stessi. Se ci impegniamo per recuperare o salvare ciò che è andato perduto, per esempio con la rigenerazione di foreste degradate, il pianeta ci aiuterà a curarci e persino a sopravvivere”. È questo uno dei principali pensieri di Wangari Maathai, biologa keniota, Nobel per la Pace nel 2004, Messaggero di Pace per le Nazioni Unite nel 2009, e fondatrice del Green Belt Movement. Un pensiero che prende forma nel corso del tempo e con il lavoro; una consapevolezza costruita man mano, a fronte di risultati e successi, di confronto e dinamiche talvolta inaspettate.

Il GBM nasce nel 1977, come iniziativa del National Council of Women of Kenya (NCWK, Consiglio Nazionale delle donne del Kenya) finalizzato alla messa a dimora degli alberi. Grazie a seminari di educazione civica e ambientale e ad attività di sensibilizzazione, il progetto riesce a coinvolgere le donne che bussano all’associazione lamentandosi che non hanno più legna da ardere per cucinare.

E dalle problematiche più strettamente ambientali il movimento si estende a questioni più ampie. “Dopo alcuni anni mi sono resa conto che i nostri sforzi non consistevano solo nel piantare alberi, ma erano volti anche a spargere semi di un altro tipo: quelli necessari a curare le ferite inflitte alle comunità, depredate della loro autostima e della consapevolezza di sé”. Così la difesa della natura si fa portatrice di messaggi di pace e uguaglianza, e permette a molte persone di riscattare la loro condizione sociale, soprattutto alle donne. Iniziare a intervenire su questioni di governo e diritto, sfidando il potere costituito, intento a distruggere l’ambiente mettendo in pericolo i cittadini, è un passaggio venuto da sé, reso possibile dalla determinazione della fondatrice e dei colleghi, ma anche grazie al sostegno finanziario di altri Paesi dell’Europa e degli Stati Uniti, dimostratisi sensibili al progetto.

mauro corona

Mauro Corona, ode all'acqua pubblica

"Non voglio essere di qualcuno"

Mauro Corona è nato nel 1950 a Erto in Friuli, il paese più vicino alla famosa diga del Vajont. Insieme all'Associazione Tina Merlin, ha collaborato alla realizzazione del film di Renzo Martinelli Vajont. Da ragazzo ha lavorato come boscaiolo e ha cominciato ad intagliare il legno, ora Mauro Corona è diventato uno scultore apprezzato in tutta europa. E' anche un alpinista e un arrampicatore. I suoi libri descrivono la gente, la grande cultura e la natura dei luoghi in cui tuttora vive.

Mauro Corona ha composto un'ode all'acqua pubblica, diffusa in rete dai suoi amici.

jacopo fo

Se a volte ti sei trovato a pensarla come me ho una cosa importante da dirti: dobbiamo incontrarci e ballare insieme per salvare il mondo!!! E’ un messaggio urgente. Priorità assoluta.

Punto 1: Siamo in una situazione molto pericolosa, esiste il rischio che l’Italia tracolli all’interno di una crisi mondiale. Non la faccio lunga su questo argomento perché penso che di analisi catastrofiste ne hai sentite abbastanza… Ci limitiamo a dire che la situazione è veramente grave e oltretutto allo stato attuale non si vede all’orizzonte NESSUNO che possa guidare il popolo oltre le acque del Mar Rosso. Anche il povero Obama sembra sia stato paralizzato dai fili della tela dell’immobilità mentale e delle lobby crudeli. Comunque siamo di fronte a una crisi che è energetica, culturale, economica e di tutto il sistema dell’organizzazione del lavoro e dei commerci: un casino!

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