vandana shiva

La scienziata e scrittrice indiana si batte per un futuro libero da OGM, e racconta perché questa lotta ha radici in noi, nel nostro cibo, nella nostra libertà, nella nostra sovranità, anche nella nostra Italia. Far pace con la Terra significa far pace con l'uomo. LifeGate l'ha incontrata grazie a Parolario nella sede di Confindustria Como.

Il suo ultimo libro si intitola "Fare pace con la terra". Cosa significa fare pace con la Terra? Perché oggi è fondamentale?

Vedo una vera guerra contro la Terra, ma questa guerra non è solo contro la Terra perché dipendiamo dalla terra, i contadini dipendono dai campi, i popoli tribali dipendono dalle foreste, tutti dipendiamo dall'acqua, ognuno di noi dipende dal cibo. La guerra contro la Terra diventa una guerra contro gli esseri umani, è alla radice della fame e della sete nel mondo. Dobbiamo fare pace con la Terra sia perché se lo merita, sia perché è l'unico modo di proteggere i diritti umani.

mauro corona-

(…) E io andrò in Val di Susa, e voglio essere preso a manganellate come loro, perché non è possibile che si dica solo “hanno ragione”: bisogna metterci il corpo ed è quello che farò. (…)

da Agorà Vox – “Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro. E ora come faranno?” (da 'La Fine del Mondo Storto')

Mauro Corona risponde al telefono dalla sua casa tra i boschi e le vette del Friuli. Ha la voce roca, i modi sono affabili: in sottofondo si sente un cane abbaiare. Lo immagini circondato di libri, volti di legno che lui stesso scolpisce, attrezzatura per arrampicare: moschettoni, corde, ramponi. Lo immagini avvolto dalla folta barba, dai capelli lunghi: vedi le mani callose afferrare la cornetta, le gambe muscolose e i muscoli guizzanti di un uomo che a quasi 63 anni è ancora un vulcano: cammina nei boschi (“che mi abbracciano come la mamma che non ho avuto”, spiega), scala montagne, scolpisce, scrive.

edgar mitchell-Stando al di sopra della fascia protettiva dell'atmosfera, si può osservare meglio il progressivo degrado dei sistemi ecologici dai quali tutte le specie dipendono per la loro sopravvivenza. Da quella prospettiva, e con l'ausilio di dati ricavati da quattro decenni di attività spaziale, appare chiaro che la popolazione della Terra segue una rotta ormai insostenibile. Il genere umano, impegnato in una miriade di conflitti legati a questioni di scarsa importanza, si ostina a non voler guardare avanti, verso il baratro che sta per inghiottirci tutti. Continuiamo a ragionare dal punto di vista dei nostri valori culturali tradizionali, rifiutandoci di considerare la nostra situazione da una prospettiva globale più ampia e di prendere le misure necessarie per creare una civiltà più tranquilla e armoniosa a nostro reciproco vantaggio, misure che prevedono alcuni cambiamenti difficili da accettare nel nostro stile di vita.

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Le foto sembrano prese dal film di Peter Jackson “Il Signore degli Anelli” e la casa sembra essere la tipica dimora di un Hobbit. Invece, l’abitazione ritratta non fa parte di una scenografia, ma è una vera e propria casa ideata e costruita da Simon Dale per la sua famiglia in Galles: bella, comoda, economica e a basso consumo energetico.

Il costo per costruire questa casa a potenziale impatto zero, sia visivo che ambientale, è stato solamente di 3.ooo sterline: nessun architetto, solo semplici strumenti e l’aiuto di qualche parente e amico. Il signor Dale è gallese e, come pratica comune tra i designer gallesi, ha sfruttato i materiali che le vicine foreste mettono a disposizione; così, per la struttura della casa ha utilizzato del locale legno di quercia, per i muri fango e pietre e per coibentare il pavimento, i muri e il soffitto sono state usate balle di fieno.

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L’ottimo articolo di Francesco Lamendola ”Siamo proprio sicuri che gli animali siano soltanto i nostri fratelli minori?” merita qualche considerazione.

Infatti gli altri animali non sono “fratelli minori”: anzi, non dovremmo più fare distinzioni fra umani e animali. Per secoli, nella cultura occidentale, l’idea di “umanità” è stata vista in contrapposizione con quella di “animalità”: questa opposizione oggi è insostenibile da tutti i punti di vista, soprattutto da quello scientifico-filosofico. Ora sappiamo che l’uomo è a tutti gli effetti un animale, anche facilmente classificabile. Non c’è alcuna discontinuità nel complesso della Vita. Per un cambio di mentalità su questo tema, sarebbe molto utile cominciare anche a modificare il linguaggio, attraverso il quale viene tramandato il sottofondo culturale: dovremmo dire “gli altri animali” e indicare gli altri animali, le piante, gli esseri collettivi e gli ecosistemi con la locuzione “gli altri esseri senzienti”.

Poiché non c’è alcuna separazione, non possiamo parlare di “fratelli minori”: tutti gli esseri senzienti hanno un valore in sé e il diritto di vivere in modo soddisfacente. Ogni ottica antropocentrica deve scomparire, non c’è alcuna “eccellenza ontologica” nel contesto della Natura.

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Si è appena chiuso un anno di grandi cambiamenti: sociali, politici ed economici. Molti hanno perso il proprio lavoro, moltissimi non sono stati confermati nei propri contratti temporanei, altri hanno dovuto chiudere le attività che avevano aperto e sono di questi giorni le notizie di persone che si suicidano per motivi economici... Insomma, il fiato corto di un'economia fatta quasi solo di finanza inizia a farsi sentire pesantemente. Tiziano aveva fatto una riflessione sull'economia e sul consumismo che ancora oggi è calzante. La riflessione è all'interno dei contenuti extra del dvd di "ANAM: l'ultima intervista a Tiziano Terzani", che Mediaset (che aveva prodotto il DVD) non vuole più autorizzare a ristampare e quindi non si trova ormai più nelle librerie. Ci scusiamo con l'amico Mario Zanot, che del dvd è stato il regista, ma condividiamo il link "pirata" su youtube: è troppo importante tornare a ragionarci... Buon anno, e... accontentatevi!

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Si chiama Silvano Pedrollo ed è il proprietario del Gruppo Pedrollo (San Bonifacio, Verona), leader mondiale nella produzione di pompe idrauliche per uso domestico. In quasi quarant'anni ha fornito acqua potabile a più di 2 milioni di persone in Angola, Ecuador, Brasile, Kosovo, Nicaragua, Lituania e Burundi. A Chittagong, capitale economica del Bangladesh, gli hanno intitolato la Pedrollo Plaza. Ha regalato pompe idrauliche e generatori a pannelli solari anche in zone sconosciute del mondo, come in Abkhazia e in Transnistria.

Mi mostra la lettera che padre Liberatus Mwenda gli ha scritto dalla parrocchia di Nyakipambo, provincia di Iringa, Tanzania: «L’acqua che beviamo è sporca, ci ammaliamo spesso. Vogliamo vivere». La rimette nella busta: «Che cosa gli rispondevo? Portate pazienza e continuate a bere quel liquido puzzolente color marrone?». Silvano Pedrollo ha risposto a modo suo: elettropompa, pozzo e generatore.

«Hanno festeggiato per un mese: non avevano mai visto l’acqua corrente e la luce elettrica. Adesso ci sono indigeni che fanno decine di chilometri a piedi per venire ad ammirare il prodigio».

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IL PERSONAGGIO. Giuseppe Li Rosi è un siciliano che ha scommesso sul recupero e la semina delle antiche “accessioni” di germoplasma di grano duro dell’isola. Sfidando le multinazionali.

«Questo pane è il mio, è il mio pane chè l’ho fatto fare nel mio panificio. E so che cosa c’è in questo pane, conosco il seme del grano che ho seminato io, il lievito naturale che ho utilizzato io. E so che cosa c’è in questo pane, perché lo debbo dare anche ai miei bambini….».
 
E' sulla linea di confine fra cinema sociale, cinema di finzione e cinema etnografico, che si sviluppa fin dall’inizio il bellissimo documentario La chiave rubata della città del grano realizzato dai registi belgi Jean-Christophe Lamy e Paul-Jean Vranken. La camera fissa il protagonista del film, Giuseppe Li Rosi, agricoltore di Raddusa, che documenta la cultura e l’identità di un luogo, che guarda alla terra, alla sua terra, non come risorsa economica ma come un’entità unica che vive e si comporta come sistema autoregolato formato dai suoi componenti fisici, chimici biologici. Li Rosi è un siciliano che ha scommesso sul recupero e la semina delle antiche accessioni di germoplasma di grano duro dell’isola.

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