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I Giardini dell'Eden

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Gli anni di apprendistato di Gesù, o Jeoshua, dai dodici ai trent'anni. Quando ha dodici anni, Jeoshua viene portato dai genitori al tempio di Gerusalemme dove parla con i sacerdoti. Crescendo lavora come falegname. Alla morte del padre parte per un viaggio. Arriva a Gerusalemme e viene in contatto con alcuni zeloti che stanno organizzando una rivolta contro i romani, ma riparte e si unisce ad una carovana di mercanti pagani che raggiungono le regioni più lontane dell'impero romano.

Così viene in contatto con usi e religioni diverse, imparando molto. Dopo avere affrontato il deserto, entra nella comunità degli esseni vicino Qumran, dove comincia a studiare le Sacre Scritture e viene espulso dalla comunità per via delle sue idee rivoluzionarie. Allora parte alla volta della Giudea dove comincia a compiere miracoli e ad attirare piccoli gruppi di persone. Dopo essersi fatto battezzare dal cugino Giovanni, divenuto predicatore, nel fiume Giordano, viene tentato dal diavolo contro il quale lotta. Ritorna quindi in Galilea e comincia a raccogliere i primi discepoli, decidendo di andare per le vie della Palestina ad annunciare il messaggio di amore e fratellanza tra gli uomini.

Ci informano le storie del cinema che, nei primi quattro anni della nuova arte, furono realizzati sette film sulla Passione e due su episodi della vita di Cristo. Da allora al 1910, il pubblico del cinema delle origini ne avrebbe visti altri diciotto. Con I giardini dell'Eden anche il nostro Alessandro D'Alatri affronta la più grande storia mai raccontata: lo fa, però, ricostruendo episodi ignoti e apocrifi dell'infanzia e della giovinezza di Jeoshua.

Dopo un prologo ambientato nel 1947, dove un pastorello rinviene misteriosi manoscritti del Mar Morto, vediamo Gesù ragazzo discorrere con i dottori del Tempio; quindi lo seguiamo fino alla soglia dei trent'anni, quando arruola gli Apostoli e dà inizio alla sua predicazione.

Frattanto, il Salvatore ha conosciuto gli zeloti, che volevano convertirlo alla rivolta violenta, visto all'opera il cugino Giovanni, affrontato il Demonio nel deserto. Incidentalmente ha incontrato Massimo Ghini, nel cammeo di un minaccioso centurione romano a cavallo, e Lorenzo Jovanotti, in quello di un giovane combattuto tra vita monacale e fidanzata. Ha anche viaggiato: in India, come mostra una scena in cui Gesù contempla una statua del Buddha.

I giardini dell'Eden è uno strano film ma non privo di fascino. Non tanto per la bella fotografia, per la regia controllata o per il complesso dei pregi formali, ma per ragioni più inaspettate. Perché questa storia non-ufficiale di Gesù Cristo ha un andamento da "romanzo di formazione", che evoca fortissime analogie con la storia ufficiale del Buddha. Come il principe Siddartha, Gesù passa dalla visione delle sofferenze umane (donne lapidate, violenze dei legionari romani, bambine vendute, stragi di predoni) per giungere a predicare la pace e l'amore; come lui apprezza oltremodo la saggezza e concepisce giardini dell'Eden in cui gli umani devono rendersi degni di entrare.

Malgrado il taglio più sommesso, qualcosa ricorda le scelte, quiete e meditative, di Bernardo Bertolucci nel Piccolo Buddha. Va anche reso merito a D'Alatri, e al suo cosceneggiatore Miro Silvera, per le scelte non predicatorie e per le battute di dialogo quasi mai sentenziose. Ciò che appare meno convincente, magari, l'ottica New Age (sottolineata dalla colonna musicale) con cui Jeoshua viene osservato: correndo, a tratti, il rischio di appiattirne la figura storica in quella di un serafico pacifista-ecologista mosso da una fede ultraterrena.

repubblica.it

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